
Spesso dopo un incontro di gruppo, un workshop o un seminario metto su carta un racconto, una tematica emersa, un paesaggio che ci ha accompagnato. Le storie aprono dentro di me visioni creative, che mi piace ricordare nel tempo, offrono spunti per introspezioni personali, per considerazioni esistenziali, parlano di simboli, di archetipi nei quali tutta l’umanità si riconosce. Ed è per questo che ho voluto condiverne alcune in questo spazio.
IO SONO TUTTA: Fammi tornare ad essere tutto quello che posso essere. Perché mi devo limitare ad essere una parte, una sfaccettatura, un lato? Io voglio essere tutta. Permettimi di sentirmi per tutto il mio corpo. E poi oltre il corpo. Permettimi di essere l ‘elevazione a Potenza di Me stessa. Voglio assaporare il mio intero, gustarmi pezzo dopo pezzo e senza mai finire. Libera il fiume che scorre in me e che porta l’oro alle porte del mio sentire. Apri il vortice del mio cuore per espandere l’armonia. Ti prego, lascia che sfrenatamente io suoni il tamburo per richiamare a me la donna selvaggia. Lascia che il mio corpo si esprima liberamente al chiaror della luna. Attorno al fuoco sacro permettimi di guarirmi affinché io possa ritrovare il primitivo benessere. Suona tamburo, suona per me. Libera una frequenza travolgente. E voi stelle ballate con me e assistete alla mia trasformazione.
LA PERFEZIONE DOV’E’?: Quando abbiamo smesso di sentirci perfetti?” Questa domanda mi accompagna da un po’ di tempo. Osservo i bambini e mi sembrano felici di quello che sono. La bimba cicciottella che ama mangiare non si preoccupa certo del suo aspetto. Lei non si sente diversa. Lei canta e danza sentendosi una principessa. E il bimbo che ha una macchia sul viso? Lui non la vede nemmeno: imparerà ad osservarla attraverso gli occhi degli altri. È quando si insinua il giudizio, si innesca il confronto che perdiamo la perfezione. Usciamo dal giardino dell’eden e ci vergogniamo di quello che siamo. Se fossimo ciechi, sordi, muti e senza braccia esisterebbe la voce dell’Ego che ci fa sentire sbagliati? Senza alcun contatto col mondo esterno saremmo perfetti. Saremmo pura coscienza dell’Essere. Proviamo a stare per un po’ in questo stato di raccoglimento interiore, escludendo il mondo. Chiudiamo gli occhi per non vedere, l’udito per non ascoltare le voci fuori campo, il tatto fermo, bloccato. Entriamo nella nostra casa interiore, lì dove tutto è perfetto. Buona visione
La via: Non chiedere ragionamenti alla tua anima. Lei non sa ragionare. Lei sa!
Non parlare con lei delle diverse emozioni. Lei vuole solo gioia!
Non convincerla ad accettare compromessi. Lei vive nella Verità!
Se sintonizzi il sentire alla frequenza della tua anima, allora saprai quale sarà la tua via.
FERMA: Ferma. Voglio stare ferma e quieta. Ho deciso di mollare, di lasciare andare il mondo esterno con i suoi conflitti, le sue battaglie, i suoi problemi. Ho deciso di lasciare andare il mondo interno che mi sussurra paure inutili, falsi rancori, possibili attacchi. Lascio andare me e gli altri e mi fermo. Mi fermo ad osservare. Partecipo alla vita osservando ma non più reagendo. Esco dai giochi. È facile: accetto di aver fallito in tutto. Accetto la vittoria degli altri, accetto di non saper competere, accetto di non essere capace in molte cose, accetto i miei fallimenti. Così non devo dimostrare più niente a nessuno, tanto meno a me stessa. Perdo per rinascere. Non mi devo più difendere da niente e da nessuno perché ho già deciso di perdere. Ho deciso di mollare ogni aspettativa così da non rimanere delusa, ogni senso d’orgoglio così da restare umile, ogni controllo cosi da fluire leggera. La vita mi ha talvolta piegata, schiacciata e spesso ho perso parti di me e dentro questo enorme senso di fallimento ho scoperto chi sono, ho scoperto l’ IO SONO, ho scoperto DIO, ho scoperto il Divino IO. Spesso mi ritrovo ad osservare il mare e immagino di liquefarmi diventando acqua e comincio a muovere il mio corpo come se fossi in balia della corrente. Ecco! Voglio fluire così nella vita. Dondolare flessibile tra le pieghe del tempo pensando di essere eterna.
LA DONNA CANNONE: Stavi avvinghiata al mio ventre con un lungo cordone, tu, donna cannone, facendo da ombra al mio esile corpo. Enorme, ingombrante, pesante, seguivi i miei passi da sempre. Eri il mio karma nascosto. Pettegola, chiacchierona, impicciona. Parlavi e io ti obbedito senza conoscerti e senza sentirti. Tu sussurravi al mio inconscio, muovendo i fili dei miei pensieri e ti nutrivi di me. Mi mangiavi un pezzetto alla volta: un giorno ti alimentavi di delusione, un altro di fallimento o rabbia o paura. E crescevi. Ti allargavi e ti appesantivi e io restringevo il mio Essere e mi incurvavo. Ma un giorno sei diventata grande, stancante, opprimente e sempre più avida. Insaziabile, ti sei rivelata. Hai parlato troppo. Hai preteso troppo. E finalmente ti ho vista: la donna cannone legata al mio utero. Ti ho creata dalle ceneri di antichi sbagli, dai sussurri di ataviche vicende. Ti ho pasciuta di pensieri ed emozioni. Ma ora sei troppo ingombrante. Ho deciso che cammino da sola, che taglio il cordone e mi libero. Ciao cara compagna di lunghi viaggi: ora non ho più bisogno di te. Ti nutro d’amore e ti sciolgo e ti vedo volare lontana. Sorrido leggera. È notte e la luna mi illumina il ventre. Ora c’è un piccolo seme. Aspetto che cresca e mi godo il momento di pace.
LE CATEGORIE: Esistono veramente le categorie di “buono” e “cattivo”? Non sarà che oltre l’apparenza del buono, bello, malvagio c’è Uno, Colui che è, il Sempre eterno? Siamo veramente tutti buoni o tutti cattivi? Come ci insegna il simbolo di Yin e Yang, in ognuno di noi, per ogni categoria definita dall’uomo, esiste un nucleo opposto. Io non amo molto la parola opposto. Mi piace pensare alla complementarietà delle forme. Il sole e la luna sono forse opposti? Nel gergo comune, la parola “opposto”, “opposizione”, ci rimanda ad una battaglia per la supremazia, per il potere. Ma la natura non funziona così. ll sole crea la luce e fornisce i suoi raggi alla luna, le dona la sua passione amorosa, la illumina perché è nato per illuminare. E la luna riceve, raccoglie con grazia i suoi raggi. Non si sente sminuita nella sua funzione di accoglienza. Lei riflette ciò che altrove brilla e lo regala a noi. Vi sembra che combattano tra loro per chi è più grande, migliore, brillante? Queste categorie fanno parte solo dell’Ego, della imperfetta e magnifica natura umana. Lei, la luna, rifrange felice i doni d’amore e ci regala uno degli spettacoli più belli che vista umana abbia osservato: una luna piena, che, splendente, si specchia sul mare. Forse è meno bella del sole? Forse è meno importante? E se anche noi cominciassimo ad andare oltre le categorie in cui ci infiliamo con forza, vivendo semplicemente l’essere che siamo: quanto capaci saremmo di splendere? Se abbandonassimo il giudizio, il confronto saremmo di fronte ad uno spettacolo meraviglioso.
IL GUERRIERO: Il guerriero stava sognando: mentre dormiva un pensiero improvviso di pericolo l’ha svegliato. Era in stato d’allerta e sentiva la sua vita minacciata. Pensava di dover combattere contro qualcuno, così, munito di armi, e’ sceso in strada. Ha aspettato a lungo un attacco ma non si é fatto avanti nessuno. Era lì, con la sua pistola in mano, meravigliato dall’assenza di uno scontro. Nessuno ce l’aveva con lui e più aspettava più sentiva ridicolo il suo pensiero. Allora ha compreso! Non esisteva nessun nemico esterno. Tutte le guerre erano dentro di lui. Lui le generava e dunque lui le poteva fermare. Lui creava dentro e, come in un incubo, anche fuori. È tornato a casa felice di essersi sbagliato. È tornato a casa felice di aver lasciato andare un’illusione. È tornato semplicemente a casa. Nella quiete dell’anima.
OLTRE: Se guardo oltre le apparenze delle persone che mi circondano, cosa vedo? Ho visto anime disperate, che singhiozzavano, altre messe in un angolo, altre tristi. Una volta un’anima molto malata (che io amavo fraternamente) mi ha voltato le spalle rispondendo ad una mia preghiera di vivere. Qualche anno fa ho incontrato anche io la mia anima: mi attendeva sorridente e materna all’interno di una grande caverna. Mi ha dovuto aspettare per anni, tirandomi dietro ansie, malattie, problemi solo per farsi vedere. E poi un giorno, quando ho deciso di chiudere gli occhi e viaggiare all’interno di me … l’incontro d’amore! É stato un colpo di fulmine tra la mia coscienza e la Dea. Ancora oggi, nel cuore, porto in ricordo quell’attimo in cui il mio respiro è rimasto sospeso dalla visione di Lei. É proprio tra un respiro e l’altro, in mezzo alle pause tra una parola e l’altra che la Dea e il Dio esistono. Sono lì in attesa di sciogliere ogni male vissuto con un magico canto d’amore. I miei deserti: Ho attraversato tanti deserti, più o meno lunghi, più o meno impervi e ancora altri ne attraversero’. Ciascuno ha scoperchiato un mio limite e portato fuori qualche qualità. Ogni cammino porta con se’ una maestria, un insegnamento sul nostro ego e sulla nostra natura. Ho imparato ad osservare il paesaggio del percorso. Ho camminato in radure rigogliose, osservando la bellezza del creato e in quel momento mi sono aperta alla vita, ho esteriorizzato le mie emozioni, diventando tutt’ una con la natura, danzando con la grazia del divino vibrante in me. Ma quando ho attraversato i deserti, mi sono rannicchiata in me stessa, compiendo uno spostamento all’ interno del mio essere. Quella monotonia ambientale stava forse parlando di me? Ero io bloccata in un fermo immagine, compiendo lo stesso giro, senza vedere la possibilità di altri percorsi che mi portavano a nuove visioni? Il deserto non è forse una proiezione della stasi in cui spesso ci rifuggiamo per paura di splendere? Non rappresenta spesso quel sentire quotidiano sempre uguale a se stesso, monotematico rispetto alle esperienze? E allora se sto attraversando un deserto, il mio deserto interiore, dove non c’è colore, movimento, acqua che sgorga, vista che cambia, profumo che inebria, ma solitudine e vuoto, posso sempre osservare quella vastità, quell’infinito incontro con la solitudine, per ritrovare dentro, riascoltare quella antica voce interiore che da sempre mi accompagna guidandomi, quella voce che tutto sa, che è sempre sicura, mai titubante, che non deve nemmeno scegliere un percorso perchè quello è unico, perché la strada è già scritta ed è una sola. Solo nel deserto, in quel silenzio sconfinato, in quelle distese senza fine posso finalmente ascoltare la mia anima …. proprio quando non c’é più spazio per la paura io posso ascoltare il soffio divino, quell’ alito accogliente, rassicurante, quel grembo materno e sacro in cui rigenerarmi. Entro in un punto per trovare l’immenso, entro nel vuoto per contattare lo Spirito, entro nell’Uno per sentirmi in Dio.
